" La politica è un valore per la società solo quando le decisioni prese provengono dalla condivisione ed il confronto tra i rappresentanti eletti nelle istituzioni e i cittadini... "
Fabio De Benedictis

lunedì 7 settembre 2009

In giro tra i Rioni... RIONE PRATI


(Articolo tratto integralmente dal sito del Comune di Roma)


C'erano una volta, al di là del Tevere, i Prati di Castello: osterie e le distese verdi dove i romani andavano a fare le scampagnate, "passando fiume" in barca dal porto di Ripetta. Poi i prati si coprirono di case e nacque il ventiduesimo rione: il più giovane, l'ultimo. Il nome originario è "Prata Neronis", i prati neroniani, una zona che andava da Monte Mario al Tevere. In epoca medioevale il nome cambiò in "Prata Sancti Petri" per la presenza della Basilica e, infine, in Prati di Castello. Su questi campi si accamparono i barbari prima di invadere la città. Sempre qui si svolsero le battaglie tra Enrico IV e Gregorio VII; tra i romani ed Enrico V, Federico Barbarossa e Ottone IV che perdé oltre 1000 cavalli nel combattimento. Durante il Sacco di Roma del 1527, i Lanzichenecchi di Carlo V bivaccarono su questi prati e un altro esercito, quello francese, li occupò prima di lanciarsi alla conquista di Castel Sant'Angelo. Insomma, c'è una vena militaresca nel rione e la si vede anche nella struttura urbanistica, con l'assetto geometrico che ricorda l'organizzazione degli antichi 'castra' romani. La stessa vocazione che si ritrova nelle grandi caserme che vi sorgono. Ma negli anni che precedettero immediatamente la speculazione edilizia, avviata dopo la proclamazione di Roma capitale del Regno d'Italia, i Prati di Castello tornarono a far da palcoscenico alle bisbocce dei romani. Non c'erano ponti di collegamento e l'unico modo per attraversare il fiume era di affidarsi ad uno scalcinato traghetto, detto "la barca di "Caronte". Guidava la barchetta, lungo una fune tesa da una riva all'altra, un personaggio rimasto celebre: Toto Bigi detto "Boccalone", che faceva pagare per il pedaggio un soldo a testa. Sulla riva destra non c'erano edifici al di fuori di Casino Altoviti, dove oggi è via Calamatta, e di tre osterie lungo una via di campagna chiamata via della Barchetta. Nel 1878, per convincere i romani ad andare ad abitare in questa zona e ad investire i propri risparmi nei nuovi appartamenti condominiali, fu finalmente costruito da una società belga il ponte di Ripetta, una passerella di ferro con la massicciata di legno, sottoposto per l'attraversamento ad un pedaggio di cinque centesimi. La situazione durò fino al 1884, quando il Comune di Roma, divenuto proprietario del ponte per 150.000 lire, abolì il pagamento. Con la costruzione di Ponte Cavour, che restituì al nuovo rione dignitosi collegamenti con il resto della città, il ponte di Ripetta non ebbe più motivo di esistere e fu demolito nel 1901. Tra gli edifici del nuovo quartiere, con ampie strade e grandi piazze "fin de siecle", spicca senz'altro il Palazzo di Giustizia a piazza Cavour, singolare costruzione liberty che i romani chiamano "il Palazzaccio". Alla sua edificazione è legata un'importante scoperta archeologica che fece impressione all'epoca: durante i lavori di scavo per le fondamenta, il 10 maggio 1889 furono ritrovati il corpo e il prezioso corredo di una fanciulla romana del II secolo dopo Cristo, Crepereia Tryphaena. Universalmente nota, tra gli oggetti sepolti con la ragazza, la bambola in avorio di mirabile fattura, snodabile come quelle prodotte oggi. L'evento commosse i romani e Giovanni Pascoli ne trasse ispirazione per un carme in latino. Oggi Crepereia e la sua bambola riposano nell'Antiquarium comunale sul Celio. Tra le chiese, una visita la merita il Sacro Cuore del Suffragio, su Lungotevere dei Mellini: un neo-gotico duomo di Milano in miniatura. Interessante pure l'adiacente Museo delle Anime del Purgatorio. Deve la sua origine ad un incendio che si sviluppò il 15 novembre 1897 sull'altare della chiesa, durante una funzione religiosa per le anime del Purgatorio. Alcuni fedeli dissero di aver visto tra le fiamme un volto sofferente, che rimase impresso sulla parete affumicata alla destra dell'altare. In seguito un sacerdote francese, rimasto colpito dall'evento, decise di raccogliere stoffe, tavolette, breviari e altri oggetti sacri dove la tradizione ritiene siano impresse le impronte delle anime del Purgatorio. Il sacerdote costituì dunque il piccolo museo dopo aver dato la caccia alle reliquie in tutta Europa.

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